









A colloquio con il Primario del reparto di Malattie Infettive (Lucca)
08/04/2009
In molti si chiedono quali siano le malattie infettive più diffuse, più pericolose, che negli ultimi anni hanno destato maggior allarme. Ma più che altro ormai tutti si chiedono quale sia l'entità della malattia infettiva per eccellenza, ovvero l’Aids. Nell'epoca della globalizzazione, in cui le masse migratorie hanno conosciuto una maggiore mobilità, è facile inoltre domandarsi se l'incontro tra gli immigrati provenienti dai paesi arretrati, dove la gente ancora vive in condizioni molto disagiate, ed i cittadini dei paesi sviluppati abbia comportato in occidente il ritorno delle vecchie malattie, quali la tubercolosi. Per ottenere risposte relativamente alla nostra realtà cittadina e provinciale abbiamo fatto visita al Primario del reparto Malattie Infettive dell'Ospedale di Campo di Marte, Sauro Luchi. Durante l'intervista sono emerse informazioni interessanti, che hanno confermato alcune supposizioni e smentito delle altre. Dottor Luchi, quali sono le malattie infettive più diffuse sul nostro territorio? "Sicuramente l'epatite A, B, C e il virus dell'HIV. Presso il nostro ambulatorio patologico, i casi di epatite virale cronica sono stati oltre 1800 ed il 30% dei pazienti è andato incontro a complicazioni che hanno generato cirrosi e tumore al fegato. Nello scorso anno abbiamo inoltre registrato un aumento di 30 nuovi casi affetti da HIV, per un totale di circa 400 pazienti. Di questi 30, sono 11 i casi notificati di AIDS. I dati dimostrano che la diffusione del virus non è certo in diminuzione nella nostra realtà. L'aspetto più preoccupante è che sempre più spesso le persone hanno contratto la malattia molti anni prima e scoprono di esserne affetti in una fase ormai conclamata. E' bene precisare che se la diagnosi è fatta precocemente è possibile instaurare terapie che permettono di controllare l'infezione, evitando l'evoluzione dell'HIV verso l'AIDS: in pratica, se la malattia viene riconosciuta precocemente, di HIV non si muore, l'importante è sottoporsi al test ogni qualvolta sorga il minimo dubbio". Per quanto riguarda invece le malattie provenienti da paesi lontani e quelle tornate in auge come ad esempio la tubercolosi? "Nel nostro ambulatorio infettivologico curiamo la cosiddetta "patologia del viaggiatore", che riguarda i turisti che si recano i luoghi più poveri e scarsamente igienici, ed anche le malattie infettive di cui sono in genere affetti gli immigrati. In quest'ultimo caso, però, la maggior parte degli immigrati ammalati contrae malattie infettive a causa delle cattive condizioni di vita subìte qui in Italia. Relativamente alla tubercolosi, invece, registriamo circa 20 casi l'anno, uno terzo di essi sono immigrati, mentre il restante due terzi sono italiani. Ma devo dire che, a ragion del vero, la tubercolosi è una malattia curabilissima: abbiamo a disposizione farmaci vecchi e nuovi". Come è organizzato il vostro reparto? "Facciamo attività di degenza, day hospital ed ambulatoriale. Disponiamo di diversi ambulatori: epatologico, ecografico, infettivologico, tisiologico e di patologia infettiva nell'ospite immuno compromesso. Il nostro padiglione (si tratta del padiglione O) è stato costruito intorno al 2001/02, ed è sicuramente meno obsoleto rispetto ad altre strutture. Ogni camera è composta da 2 letti ed un bagno, ma più che altro possiamo contare sul "sistema di isolamento respiratorio", una tecnologia moderna tanto utile per il paziente immuno depresso".








